Per tutti i buon gustai come me che non resistono ai piaceri della tavola; per tutti quelli che classificano la cucina tra i primi 3 piaceri della vita (gli altri due li lascio immaginare a voi)…
Ecco di seguito il primo di una serie di post che dedicherò alle specialità tipiche della cucina Valbormidese!
Oggi direi di cominciare da una categoria che definirei killer-appetitosa-b……a: ti uccide la linea, fa prolificare i brufoli, ma troppo è goduriosa per il palato…
Gli insaccati e i salumi!
Il consumo di insaccati e salumi in Val Bormida è particolarmente legato a ricorrenze religiose e cristiane. Per esempio la tradizione ha battezzato come piatto tipico del giorno dei morti la minestra di ceci insaporita dalle cotiche del maiale attorciliate chiamate anche “frati”. Il colore delle cotiche cotte e la loro forma, infatti, ricordano molto l”abito dei monaci.
Frutto della tradizione invernale è la cosidetta “zreia o zeraia” (gelatina in dialetto valbormidese), un piatto molto antico risalente a più di 100 anni. Si tratta di un brodo molto consistente fatto con alcuni tagli di maile come la testa, lo zampino, la lingua e la coda, lasciato gelare nelle sere invernali in modo da trasformasi in gelatina. La carne del maile, bollita e disossata, viene poi trasformata in una sorta di salame, tagliato a fette e immerso nella gelatina. Una tradizione gastronomica quella della zreia che racchiude in sè molte notizie sulla Valle: i freddi inverni, la tradizione contadina e agricola dei valbormidesi allevatori di maiali.
E siccome del maiale non si butta via niente come non citare le frattaglie, dette “frizze o grive”, fatte con il fegato di maiale e la salsiccia e insaporite con le bacche di ginepro, in passato spesso utilizzate al posto del pepe. Le frattaglie possono essere cucinate in vario modo: scaldate a bagno maria, oppure cotte sulla piastra o ancora fritte.
Ancora in questa zona si produce il salame cotto e crudo, lavorato artigianalmente secondo una ricetta tradizionale legata a questo territorio, e insaccato in budello naturale. Infine si devono menzionare i salumi di cinghiale ed i sanguinacci questi ultimi, chiamati anche in dialetto“berodi”, sono preparati con il sangue di maiale, il latte di mucca, i porri e le cervella, consumati soprattutto durante la stagione invernale.
Dopo un”immagine così ditemi come si fa ad avere il coraggio di mangiare tutti quei piatti?
Un po” di senso di colpa è d”obbligo!
admin, Luglio 23rd, 2008 at 09:47:
Marco:
Lo sai, io non sono una buona forchetta anzi. Però nei nostri bei posti ci sono un sacco di leccornie niente male.
Gnammmmmm…………
admin, Luglio 23rd, 2008 at 09:47:
Valentina:
Nemmeno io sono una buona forchetta però mi hai messo molto appettito con Babe o senza Babe!
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