Una delle attività maggiormente caratteristiche della storia Valbormidese è la costruzione delle cosidette “Carbonaie”.
Nel passato, infatti, l”unica attività industriale che veniva in soccorso alle risorse agricole era quella del lavoro nelle ferriere, vale a dire industrie siderurgiche per la produzione del ferro molto sviluppate soprattutto nel comune di Mallare, per l”alimentazione delle quali queste occorrevano circa dodicimila sacchi di carbone vegetale all”anno per ciascuna ferriera.
Questo enorme quantitativo di materie prime per l”alimentazione dei forni si otteneva proprio dalla tecnica della “Carbonaia” che consentiva di produrre combustibile, non soltanto per usi industriali, ma anche personale, sfruttando la grande disponibilità di legname tipica dei boschi valbormidesi.
Le carbonaie venivano costruite in seno ai boschi, su piccoli spiazzi piani poichè vicini al luogo del taglio della legna. Queste erano delle cataste di legna ben tagliata, lunga circa un metro e disposta verticalmente su due piani a formare un tronco di cono di varie misure “incamiciato” con uno stato spesso circa 8-10 cm costituito da foglie secche ripulite dai rametti, terra rami di pino lasciando però alla base un piccolo lembo circolare scoperto per dare accesso all”aria.
Al centro, legni più corti intrecciati costituivano un camino detto castello, chiuso alla sommità con zolle di terra, nel quale veniva alimentato il fuoco che produceva la cottura della catasta. Il legname utilizzato come materia prima normalmente era ricavato dal taglio di alberi di faggio, ma anche di abete, larice, frassino, castagno, pino e pino mugo.
Infine si diva inizio alla fase di cottura per la quale occorrevano due pali, uno più sottile per aprire dei fori di respiro, ed uno più grosso, usato quando si imboccava (ovvero si riempiva) la carbonaia. Acceso un fuoco per preparare le braci, si poteva aprire la bocca della carbonaia, che veniva imboccata con dei piccoli pezzi di legna prima dell”accensione mettendo nella bocca numerose braci.
In base al colore del fumo che fuoriusciva dai fori laterali, il carbonaio poteva vedere l”andamento della combustione: solo quando da tutto il mantello fuoriusciva un fumo color turchese, si ricopriva con altra terra chiudendo anche l”apertura alla base al fine di soffocare la combustione e spegnere il carbone.
Per produrre il carbone da una carbonaia ci volevano 10-11 giorni.
I carbonai ricevendo viveri dalle mogli, vivendo per mesi nei boschi per il taglio, la costruzione e per controllarne giorno e notte il decorso: se il mantello si fosse rotto, l”aria, rinvigorendo la combustione, avrebbe ridotto tutto in cenere.
Si tratta di un procedimento molto lungo e complesso che io ho avuto modo di vedere da bambina, sia alle medie grazie al mio professore di tecnica che aveva costruito una carbonaia con i suoi allievi, sia in occasione della mostra mercato a Pallare quando volenterosi esperiti carbonai avevano dato una dimostrazione al pubblico durante i 10 giorni di fiera.
Non diventerete esperti carbonai ma questo filmato può chiarirvi le idee molto più della mia rudimentale e inesperta spiegazione.
admin, Luglio 26th, 2008 at 14:08:
Valentina:
Certo che ce ne voleva del lavoro per costruire una carbonaia! Se non si conosce il passato e le tradizioni locali si rischia di perdersi nell”incompresibile mondo odierno!
www.flickr.com
|

|
|