Vetro:
magica alchimia di fuoco e materia, caldo e fluido
plasmato nei secoli
dal fiato umano
in trasparenti forme.
Con te si è brindato
alle fortune del mondo
e si è scrutato il cielo.
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Luigi Gino Bormioli
Questo post per me è più che doveroso! Chi mi conosce mi ha chiesto più volte come mai non avessi ancora affrontato l”argomento..ormai direi che è venuto il momento!
Chi ha letto il mio profilo (o chi lo leggerà) avrà notato il titolo della mia tesi di laurea triennale che ha visto come protagonista il Museo del Vetro di Altare testimonianza storica e culturale dell”attività vitrea che per lunghissimi anni ha caratterizzato la storia industriale e artistica della Val Bormida.
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\r\n\r\nIl vetro e Altare una tradizione iniziata circa 8 secoli fa. Furono la ricchezza di acqua e legname necessari per far funzionare le fornaci, e la posizione strategia della cittadina, crocevia tra mare (la Riviera Ligure) e montagna (il Piemonte) ad attrarre i primi maestri vetrai.
Molti sono ancora gli interrogativi aperti sulla provenienza delle prime maestranze vitree: da Murano? dalla Francia? O furono i monaci benedettini di Lérins dell”Abbazia di Bergeggi ad iniziare la tradizione? Nel tempo teorie e citazioni diverse hanno portato però a definire come maggiormente accreditata quest”ultima tesi. Ciò che certo è che da allora il vetro ha segnato profondamente la società e la storia di Altare. Una storia gloriosa fatta dalla Società Artistico Vetraria, la prima cooperativa italiana di produzione e lavoro fondata il 24 dicembre 1856 da 84 vetrai altaresi, e dall”opera artistica dei grandi maestri vetrai del Novecento: Cimbro, Costantino e Dorino Bormioli.
\r\n\r\nUn periodo fiorente per l”attività industriale valbormidese fino a qualche decennio fa, quando le nuove fabbriche locali, nate sulla scia di questa antica tradizione vetraria, impegnavano circa la metà della popolazione valbormidese importando prodotti in tutta Europa.\r\n\r\nUna tradizione quella del vetro a fornace lavorato a fiato umano, ormai completamente soppiantata dall”innovazione industriale e dalla meccanizzazione.\r\n\r\nOggi il grandioso passato artisito altarese soppravvive nel Museo del Vetro allestito presso Villa Rosa e in piccoli laboratori artigianali situati nel centro storico di Altare nei quali gli artigiani lavorano (con l”ausilio di un cannello) un particolare tipo di vetro, molto più moderno e già pre-confezionato in canne, il vetro pyrex. Tra questi molto conosciuto è il laboratorio di Sandro Bormioli oggi gestito dal figlio Costantino.
Visitando uno di questi laboratori è possibile assistere dal vivo alla creazione di un piccolo oggetto in vetro che nasce dalla fantasia e manualità dell”artigiano altarese.\r\n\r\nMa le opere storiche vere e propria si possono osservare all”interno di Villa Rosa, una splendida villa in Stile Liberty, fatta costruire dall”architetto savonese Nicolò Compora tra il 1905 e il 1906 per volontà di Monsignor Bertolotti, facoltoso parroco di Altare, che ne fece successivamente dono alla sorella Rosalia (da qui il nome villa Rosa). Con Villa Agar (fatta edificare per la sorella Enrichetta e oggi sede di una casa di riposo per anziani) costituiscono alcuni tra i capolavori artistici del ”900 in Valbormida.
All”interno delle coloratissime sale si possono osservare veri e propri capolavori in vetro con come:
Naturalmente la storia di Altare e della sua trazione vitrea è molto ricca, interessante e complessa; questo post non ha lo scopo di essere esaustivo sull”argomento, ma piuttosto di stimolare, anche attraverso i numerosi link presenti nel testo, l”attenzione verso un aspetto molto importane e caratteristico per la Valbormida.
Un museo del vetro come luogo della memoria, ma anche come seme di rinascita culturale e stimolo al recupero di una tradizione in grado di fornire nuova linfa vitale e nuova economia al territorio stesso. Museo come emergenza attrativa, veicolo di informazione e promozione, luogo dove passato e presente si incontrano e si contaminano.\r\n\r\nHo iniziato e chiudo questo post con un”altra citazione di Luigi Gino Bormioli, vetrai altarese e enciclopedia storica sulla storia e lavorazione del vetro che un giorno mi raccontò un bellissimo aneddoto….
“Un professore di Savona in viaggio in Equador, durante una passeggiata a Quenca, una cittadina poco distante dalla capitale, sulla Cordiliera delle Ande, scoprì sull”insegna di un negozio del centro la scritta “Altare”. L”esercizio, gestito da un emigrante valbormidese, era ormai chiuso da anni, ma quando chiese che cosa stava a significare quella scritta gli risposero che un tempo, in quel negozio si vendevano oggetti in vetro e l”insegna ricordava un paese da qualche parte del mondo famoso per la lavorazione del vetro”……
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