Rimettendo a posto il data base del mio…ho ripescato questo articolo..lo pubblico nuovamente tra i primi post visto la “modernità a livello nazionale” anche un po’ “vergognosa” a riguardo di questo argomento…
Forse in pochi sanno che “Fratelli d”Italia”, dal 1947 inno ufficiale (suppure riconosciuto come tale solo 2005) del nostro paese, si pensa non sia stato scritto da Goffredo Mameli (Genova 1827 – Roma 1849), o per lo meno non tutto il testo.
Una notizia curiosa? Certo spero che nessuno ne sia rimasto troppo scioccato, ma di sicuro vi chiederte “che cosa c”entra questa notizia in un blog che parla di Val Bormida?”.
La domanda è legittima e nelle prossime righe scoprirete anche la risposta a questo curioso interrogativo.
Da ormai moltissimi anni si sospetta che alla redazione dell”Inno d”Italia non sia stato estraneo Padre Anastasio Canata (Lerici 1811 - Carcare 1867), insegnante presso il Collegio della Scuole Pie di Carcare dal 1831 fino alla sua morte. Secondo alcune fonti storiche il Canata sarebbe, l”ispiratore, il compositore di alcune strofe o addirittura dell”intero inno.
Presso il collegio di Carcare, infatti, era stato convittore (dal 1839 al 1842) il fratello minore di Mameli, Giovanni Battista, oltre allo stesso Goffredo ospitato presso i padri scolopi dopo l”espulsione dalla facoltà di legge dell”Università di Genova in quanto ricercato come sovversivo dalla Polizia Sabauda.Durante il periodo trascorso nel collegio carcarese, tra il 1843 e il 1846, Mameli conobbe Padre Canata e proprio a questi anni gli storici fanno risalire la creazione del “Canto degli italiani” (meglio conosciuto come “Fratelli d”Italia” dal verso introduttivo), musicato successivamente dal maestro, compisitore genovese e patriota Michele Novaro.
Ancora oggi, a fronte delle nuovo scoperte storiche riguardanti l”eterna disputa, lo scontro continua tra i sostenitori della “paternità-partecipazione” di Padre Canata nella stesura dell”inno e coloro che, al contrario, attribuiscono lo scritto al giovane Mameli.
Recentemente sono state, infatti, ritrovate presso un collegio nelle langhe piemontesi, due lettere (datate 1840-1846) scritte dal Padre Scolopo Raffaele Aimeri a Padre Agostino Muraglia di Genova nelle quali il frate carcarese raccontava al superiore genovese particolari suo viaggio al seguito di Mameli da Genova in Valbormirda .
Inoltre analizzando alcuni scritti dello stesso padre Canta, tra cui l”ode intitolata “Inferno, Purgatorio e Paradiso d”Italia” scritta nel 1849, gli storici hanno individuato in un passo del componimento un curioso riferimento del religioso a “un robusto canto” composto prima del 1849 che successivamente gli venne rapito…Per fare luce sulla questione pochi mesi fa è stato ritrovata una nuova lettera inedita presso l”archivio del patriota carcarese contemporaneo di Canata A. G. Barrili.
La lettera è datata 1846 è scritta da Goffredo Mameli e indirizzata al suo amico avvocato Giuseppe Canale. Nel manoscritto il diciannovenne mazziniano racconta delle sue giornate a Carcare trascorse tra preghiere (che gli fanno venire il “male alle ginocchia”) e partite di pallone; accenna poi al clima cittadino (”siamo a settembre ma fa già molto freddo”).
Mameli descrive inoltre il viaggio da Genova verso Carcare e accenna alla pioggia continua che lo accompagna per tutto il tragitto, probabilmente lo stesso viaggio di cui parlava anche nella missiva di Padre Aimeri accennata sopra.
Senza ombra di dubbio quindi, possiamo affermare che Goffredo Mamaeli abbia soggiornato a Carcare presso i padri scolopi, proprio negli anni attribuiti alla stesura dell”Inno d”Italia; tuttavia ancora molti interrogativi, persistono riguardo alla presunta paternità dell”opera.
Padre Canata era senza dubbio un fervente sostenitore dell”Unità e dell”Indipendenza dell”Italia (posizione che emerge dai suoi scritti) che si rispecchiano ne testo dell “canzone”; ma il grande successo riscosso dalla presentazione in pubblico nel 1847 dell”Inno da Mameli e Novaro, unito alla triste ed eroica morte di Goffredo ne aveva fatto di quest”ultimo un modello di patriottismo che certo non poteva essere colpito con un accusa tanto infamante e difficile da provare.
Tale accusa , infatti,avrebbe potuto sembrare diffamatoria e offensiva per un giovane eroe morto per la patria, questo spiegherebbe per lo stesso motivo come mai Barrili patriota, repubblicano e biografo di Maemli (seppure scriveva 5anni dopo la sua morte) avrebbe potuto tacere, sempre che ne fosse stato a conoscenza, eventuali dicerie o perplessità sulla paternità dell”inno.
Come si dice… “ai posteri l”ardua sentenza!”‘,
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