Lunedì 2 febbraio sarà il giorno della “Candelora” chiamato così dalla trazione popolare poichè in questo giorno secondo la tradizione cristiana si benediscono le candele che poi verranno distribuite nelle case in cambio di un’offerta.
Qui nei piccoli paesi valbormidesi questa tradizione è rimasta ancora molto, le candele, benedette, vengono portate di casa in casa dove si conservano per un anno.
La Candelora, per la sua collocazione all’inizio del mese di febbraio, quando le giornate iniziano visibilmente ad allungarsi, è stata oggetto di detti e proverbi popolari. Qui in valbormida si dice:
“La candelora dall’inverni suma fora, ma a ciovi e a fe su quaranta dì e i son incù!”
E a giudicare dal tempo previsto per questi giorni “Ei summa dentra, altro che fora!!!”
Le nevicate dei mesi scorsi hanno, purtroppo, causato problemi alla viabilità, tuttavia se ci fermiamo un attimo dalla nostra vita frenica e osserviamo il paesaggio che ci circonda potremmo renderci conto di quante cose meravigliose e spettacolari ci offre la natura.
Sono immagini da cartolina, di quelle che normalmente mettiamo come sfondo al dekstop del nostro pc, eppure molto spesso le abbiamo vicino a noi, a pochi metri dal nostro sguardo!
Grazie a Boris, un appassionato lettore di questo blog, ecco di seguito alcuni scorsi meravigliosi del paesaggio di Cengio innevato!
Naturalmente invito tutti a mandare le proprie foto, provvederò a pubblicarle qualto prima!


“Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che si realizzino registrazioni filmate – testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”
(Dwight D. Eisenhower)
Questo blog è didicato alla valbormida per non dimenticare storia e tradizioni di questo territorio, ma mi smebra doveroso allargare le forntiere di questo blog quando ci sono occasion così imporanti come queslla di domani!
Tutti siamo chiamati a fare una piccola riflessioni, 5 minuti della nostra giornata per fare in modo che la storia non si ripeta, anche se oggi, a più di 60 anni di distanza ancora molte cose sempbrano essere rimasta uguali…
In molti comunie della Valbormida sono state oragnizzate iniziative per commemorare l’orrore della Shoah, ne cito una su tutte:
“In occasione della Giornata della Memoria, che ricorre il 27 gennaio, il Comune di Carcare organizza per lunedì 26 gennaio, la proiezione del film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini. La proiezione avverrà nella sala riunioni della biblioteca civica “Barrili” alle ore 16, con ingresso gratuito aperto a tutti”.
«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.»(Elie Wiesel, tratto da La notte, Wiesel fu rinchiuso ad Auschwitz all’età di 16 anni.)
Certamente questo non si può dire sia stato un inverno mite!Tutt’altro, abbiamo avuto a che fare con le abbondanti nevicate qui un Valbormida, già a partire dalla metà di novembre…
Una stranezza che non capitava di più di vent’anni!
Neve che ha creato anche moltissimi disagi alla circolazione e alla vita di tutti giorni!
Ma questo che cosa c’entra con i commercianti? La neve ha forse causato disagi anche loro? Quest’ultima ipotesi è senz’altro vera, tuttavia oggi non voglio parlarvi dei classici commercianti, ma di una categoria che incontreremo nei prossimi giorni di gennaio!
Eh già sono quelli che qui in valbormida chiamiamo “I commercianti da fiocca!!”
Infatti, secondo la tradizione locale il periodo più proficuo per le abbondanti nevicate ( a parte periodi straordinari come quest’anno) sono i giorni compresi tra S. Antonio abate - 17 gennaio, S. Sebastiano - 20 gennaio, S. Agnese - gennaio e S. Vincenzo - 22 gennaio.
Tant’è che è conosciuto il famoso detto:
“Sant’Atoni, San Bastian, Sant’Agnese all’induman e San Vinsens au dì current!”
Una piccola “superstizione locale” che molte volte non sbaglia!
Finite le festività natalizie, mancano orami pochi giorni all’inizio del Carnevale!!!
Il periodo più pazzo dell’anno è decretato il 17 gennaio, giorno nel quale la chiesa celebra la festa di San Antonio Abate. Il nome di questo eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati, protettore di tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco, è invocato per la guarigione di una particolare patologia della cute “l’Herpes zoster” comunemente conosciuta e chiamata “fuoco di S. Antonio”.
Ma la credenza popolare riconosce in questo santo, raffigurato solitamente accanto ad un maiale con un campanellino al collo, il protettore di tutti gli animali domestici: la tradizione deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Ancora, nonostante con il passare del tempo sia scomparso il clima di festa tipico dell’inizio del carnevale (quando le osterie erano piene e di avventori “allegri”) e diminuito il numero degli animali domestici con la progressiva dismissione del loro usi nei lavori agricoli, in molti paesi della Valle Bormida continua questa usanza. Il 17 gennaio vengono portati in piazza, adorni di fiocchi e ghirlande gli animali domestici dei paesani, per essere benedetti del parroco e messi sotto la protezione del santo.
E siccome molte specie un tempo fungevano anche da “mezzi di lavoro” con l’avvento della modernità, in alcuni comuni valbormidesi, primo tra tutti Pallare, si è iniziato a benedire, insieme agli amici animali, anche gli automezzi impiegati nella quotidianità come trattori, camion, ruspe, ecc…
La tecnologia evolve, ma le tradizioni restano e si adattano ai tempi!
Segno che l’interesse per la Valbormida c’è ed inizia a farsi sentire vivo anche nel web.
Ringrazio “gli amici del portale” che ha segnalato questo blog sul sito I Castelli della Valbormida.
Stiamo formando un bel gruppetto di appasionati desiderosi di dare voce al nostro territorio!
Quando si parla di recupero delle tradizioni e della cultura valbormidese, non si può naturalmente non parlare del diletto tipico della zona.
Parlato soprattutto in epoca storica dalla popolazione contadina, che a differenza dei ricchi non aveva ricevuto un’accurata istruzione linguistica e grammaticale; il dialetto valbormidese, seppur con sfumature diverse da paese a paese, continua oggi ad essere tramandato di generazione in generazione, anche se i ragazzi di oggi sembrano lasciare decadere questa preziosa testimonianza di storia locale.
Per la sua posizione strategica, da sempre zona di transito tra la costa e le alture piemontesi, nell’alta val bormida, il dialetto, come molte altre caratteristiche territoriali si avvicinano maggiormente al Piemonte, pur non dimenticando l’appartenenza territoriale alla Liguria.
Tuttavia la parlata popolare locale si differenzia quasi completamente dal savonese e ancora di più dal genovese, ma si risentono, qua e là tra i vocaboli, influenze francesi accanto alle suddette piemontesi.
In quest’ottica, con un occhio alla contemporaneità, qui nel mio blog, voglio ricollegarmi proprio al post pubblico dal Sindaco di Cairo Montenotte sul suo blog qualche giorno fa.
Tra le pagine e i numerosi gruppi nati recentemente su Facebook, al momento il social network di maggiore tendenza tra i giovani, i cairesi Matteo Callegaro, Giorgio Bonfiglio e Luca d’Angelo hanno ideato un “gruppo virtuale” dedicato proprio alla continuazione e preservazione del dialetto Valbormdese chiamato “Dialet della Valbormida” che riunisca, a sorpresa più di 150 membri, facile capire che si tratta d un target di giovani e giovanissimi.
Non sono l’idea di creare un gruppo dedicato a questo antico strascico popolare, ma ancora di più ci deve fare pensare come ad aderire siano stati soprattutto i giovani, primi utilizzatori di questo nuovo social network!
Proprio di sfruttare la scia di questo primo input, il sindaco di Cairo M.tte, Fulvio Briano ha deciso di istituire presso il nuovo Palazzo di Città un corso aperto a tutti per imparare il dialetto!
Un’ottima occasione per riscoprire un po’ della nostra storia, senza vergognarci di parlare in dialetto perchè non è “una cosa da vecchi”, ma un modo di imparare a vivere la propria contemporaneità pur conoscendo il proprio passato.
Non è necessario andare lontano per vivere la storia, la storia è dietro le nostre spalle basta voltarsi indietro ogni tanto, solo così potremmo capire dove stiamo andando!
Si può essere valbormidesi e web-nauti al tempo stesso!
Ringrazio pubblicamente il Sindaco di Cairo Montenotte Fulvio Briano, che ha voluto dedicare un post sul suo Porta Soprana al mio blog!
Questo è per me un piccolo-grande obiettivo, sono state comprese, infatti dal sindaco, le motivazioni e la finalità che mi hanno spinto alla creazione di questo blog!
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