Finite le festività natalizie, mancano orami pochi giorni all’inizio del Carnevale!!!
Il periodo più pazzo dell’anno è decretato il 17 gennaio, giorno nel quale la chiesa celebra la festa di San Antonio Abate. Il nome di questo eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati, protettore di tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco, è invocato per la guarigione di una particolare patologia della cute “l’Herpes zoster” comunemente conosciuta e chiamata “fuoco di S. Antonio”.
Ma la credenza popolare riconosce in questo santo, raffigurato solitamente accanto ad un maiale con un campanellino al collo, il protettore di tutti gli animali domestici: la tradizione deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Ancora, nonostante con il passare del tempo sia scomparso il clima di festa tipico dell’inizio del carnevale (quando le osterie erano piene e di avventori “allegri”) e diminuito il numero degli animali domestici con la progressiva dismissione del loro usi nei lavori agricoli, in molti paesi della Valle Bormida continua questa usanza. Il 17 gennaio vengono portati in piazza, adorni di fiocchi e ghirlande gli animali domestici dei paesani, per essere benedetti del parroco e messi sotto la protezione del santo.
E siccome molte specie un tempo fungevano anche da “mezzi di lavoro” con l’avvento della modernità, in alcuni comuni valbormidesi, primo tra tutti Pallare, si è iniziato a benedire, insieme agli amici animali, anche gli automezzi impiegati nella quotidianità come trattori, camion, ruspe, ecc…
La tecnologia evolve, ma le tradizioni restano e si adattano ai tempi!
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