Riporto qui una lodele iniziativa del comune di Carcare nato nell’ambito di promozione del suo terriotiro locale.
Quindi quale luogo più adatto che questo blog per publicizzare il proprio territorio.
Si chiama “Alla scoperta di Carcare” ed è l’opuscolo che il Comune ha fatto stampare, con il contributo della Provincia di Savona, in occasione del Centenario Barriliano che cadeva nel 2008. L’opuscolo, un vero e proprio vademecum per visitare Carcare in tutte le sue bellezze artistiche e curiosità storiche, si compone di 32 pagine tutte a colori, corredate da varie foto che mettono in luce alcuni degli scorci più suggestivi del paese.
I testi sono stati elaborati in questi ultimi anni dai giovani che hanno partecipato ai tre Progetti Barrili: Fosca Arlotta, Stella Baccino, Elisa Camera, Chiara Delfino, Elisa Guastavino, Stefania Mazza, Sara Morena, Francesca Novello, Alice Parodi, Giorgia Prandi, Chiara Rognone, Valentina Scarrone, Gisella Siri, Fabio Taramasco. Il coordinamento alla redazione e alla composizione dell’opuscolo è stato di Fausto Conti, Responsabile del Settore Cultura del Comune.
Verrà presentato venerdì prossimo, 3 aprile alle ore 21, nell’aula magna del Liceo Calasanzio. Tutti i presenti riceveranno una copia gratuita dell’opuscolo.“‘Alla scoperta di Carcare” ha lo scopo di guidare i turisti nella loro visita della nostra cittadina con i suoi ‘piccoli gioielli’ e per far apprezzare ai residenti i patrimoni a volte nascosti che esistono sul territorio – commenta l’assessore alla cultura, Maria Teresa Gostoni, che ha realizzato il progetto insieme ai colleghi Alberto Castellano (turismo) e Mattia Rossi (attività produttive – resp. Progetti Barrili) - In Liguria, e in particolare nell’entroterra, ogni paese ha una tela, un palazzo, un museo poco conosciuti che, se adeguatamente valorizzati, possono contribuire a creare un circuito nel filone del turismo culturale, che in questi ultimi anni ha conosciuto un notevole sviluppo. La realizzazione di questo opuscolo va in questa direzione e ci auguriamo che venga apprezzato dai carcaresi come dai forestieri che, leggendolo, saranno curiosi di fare un salto a visitare il paese”.
E’ ormai tempo di Pascqua e non possiamo quindi dimenticare le numerosi iniziative e tradizioni tipiche popolari della zona!
In particolare per la preparazione al periodo pascquale, importata dal basso Piemonte (soprattutto nelle Langhe e nel Roero), in Valbormida permane ancora la trazione del “Canto delle uova”.
Nelle sere che precedono la settimana santa gruppi di cantori muniti di fisarmonica (o altri strumenti) affollalo le vie dei paesi passando di porta in porta cantando un famigliare motivetto di buon auspicio, in cambio di qualche uovo oppure offerte in denaro da devolvere in beneficienza.
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Ecco alcuni passaggi, che naturalmente variano da zona a zona:
“Signora la padrona si affacci sulla porta che qui si fa la scorta delle uova, non ne vogliamo cento, nè cento nè cinquanta perchè sarebbe troppa mal curanza…”
“Buona sera signor padrone e tutta la gente di casa, siamo venuti e cantare e suonare e farvi la serenata….Oh! se volete darci le uova della gallina bianca…che è da tre giorni che canta……”
“Cantando sia venuti, cantando ce ne andiamo e vi lasciam la buonasera!”
Solo a Pallare, la tradizione è leggermete diversa, qui il canto tipico del periodo Quaresimale è “La Passione”, sicuramente di impostazone più liturgica. Su una melodica più sobria in 24 strofe si ripercorre tutta la passione di Gesù Cristo dall’Ultima Cena alla Deposizione.
Un canto di origine sconosciuto, probabilmento anch’esso piemontese, alcuni mi raccontavano che è stato portato in paese dall’anziano e amatissimo parrocco Don Paolo Ravera, ma un’attenta lettrice (che ringrazio) mi ha suggerito che in realtà l’introduziine di questo canto è dovuto ad un tale di nome Levo.
“Un tale di nome Levo ha dato lo sprone iniziale ai ragazzini di allora, tra loro mio padre, a far si che andassero a cantare quelle strofe per raccogliere le preziose uova”.
Per molti anni i pallaresi hanno dato vita ad una vera e propria rappresentazione di questo canto grazie ad attori improvvista che inscenavano i vari passaggi con la tecnica delle ombre cinesi in un’atmosfera suggestiva e solenne.
Questo post è per tutti voi, per tutti i lettori di questo blog!
Oggi il mio blog ha superato la soglia delle 20.000 visite!
Siamo ormai entrati nel vivo del periodo di Carnevale che si concluderà il prossimo 24 febbraio!
Numerose sfilate di carri allegorici coinvolgeranno quasi tutti i paesi della Valbormida, le sfilate termineranno poi con la trazionale rottura della pentolaccia.
Tuttavia merita nota il Carnevale di Cairo Montenotte.
Sono ormai passati più di 20 anni da quando Mario Ferraro aveva espresso il desiderio di dar vita ad una maschera cairese con un intervista concessa in prima assoluta proprio al nostro giornale. Eravamo nel marzo del 1984 quando nasceva quel “Nuvarin der Casté” che per anni ha animato il carnevale cairese affermandosi anche in numerose manifestazioni di folklore locale anche fuori dei confini della Regione. Oggi questa tradizione continua con il figlio Andrea a capo del comitato per festeggiamenti del carnevale cairese.

Il primo atto del carnavale cairese è l’elezione della Castellana: una giovane dama che affica Nuovarin durante gli appuntamenti del periodo. Le candidate, giovani ragazze locali, possono essere liberamente votate da tutti i valbormidesi recandosi a Cairo in Pazza Stallani giovedì 12 febbraio. Per tutta la gionata gli Armieri di Nuovarin presidieranno le foto delle ragazze .
Il giorno successivo alla votazione (venerdì 13 febbraio presso il dancing La Perla) viene proclamata vincitrice la candidata con il maggion numero di preferenze; il sindaco Fulvio Briano consegna le chiavi della città a Nuovarin e si dà il via ai festeggiamenti.
Alla cerimonia, con ingresso gratuito, prendono parte anche altre maschere proveninti dai paesi vicini tra cui Il Moro di Mondovì, Cicciulin di Savona, Gianduia di Torino e Becciancin di Loano.
Una volta eletta la castellana tutto è pronto per la grande sfilata in piazzia della Vittoria di Domenica 22 febbraio con Nouvarin der Castè , la sua corte e naturalemnte la nuova Castellana 2009 !!!!
Infine il Moro di Mondovì e la sua corte sarà anche presente venerdì 13 presso la Galleria Commerciale di Carcare dove verrà festeggiato il carnevale, il tutto ripreso dalle telecamera della rete piemontese-ligure “Telecupole”.
Lunedì 2 febbraio sarà il giorno della “Candelora” chiamato così dalla trazione popolare poichè in questo giorno secondo la tradizione cristiana si benediscono le candele che poi verranno distribuite nelle case in cambio di un’offerta.
Qui nei piccoli paesi valbormidesi questa tradizione è rimasta ancora molto, le candele, benedette, vengono portate di casa in casa dove si conservano per un anno.
La Candelora, per la sua collocazione all’inizio del mese di febbraio, quando le giornate iniziano visibilmente ad allungarsi, è stata oggetto di detti e proverbi popolari. Qui in valbormida si dice:
“La candelora dall’inverni suma fora, ma a ciovi e a fe su quaranta dì e i son incù!”
E a giudicare dal tempo previsto per questi giorni “Ei summa dentra, altro che fora!!!”
Le nevicate dei mesi scorsi hanno, purtroppo, causato problemi alla viabilità, tuttavia se ci fermiamo un attimo dalla nostra vita frenica e osserviamo il paesaggio che ci circonda potremmo renderci conto di quante cose meravigliose e spettacolari ci offre la natura.
Sono immagini da cartolina, di quelle che normalmente mettiamo come sfondo al dekstop del nostro pc, eppure molto spesso le abbiamo vicino a noi, a pochi metri dal nostro sguardo!
Grazie a Boris, un appassionato lettore di questo blog, ecco di seguito alcuni scorsi meravigliosi del paesaggio di Cengio innevato!
Naturalmente invito tutti a mandare le proprie foto, provvederò a pubblicarle qualto prima!


Certamente questo non si può dire sia stato un inverno mite!Tutt’altro, abbiamo avuto a che fare con le abbondanti nevicate qui un Valbormida, già a partire dalla metà di novembre…
Una stranezza che non capitava di più di vent’anni!
Neve che ha creato anche moltissimi disagi alla circolazione e alla vita di tutti giorni!
Ma questo che cosa c’entra con i commercianti? La neve ha forse causato disagi anche loro? Quest’ultima ipotesi è senz’altro vera, tuttavia oggi non voglio parlarvi dei classici commercianti, ma di una categoria che incontreremo nei prossimi giorni di gennaio!
Eh già sono quelli che qui in valbormida chiamiamo “I commercianti da fiocca!!”
Infatti, secondo la tradizione locale il periodo più proficuo per le abbondanti nevicate ( a parte periodi straordinari come quest’anno) sono i giorni compresi tra S. Antonio abate - 17 gennaio, S. Sebastiano - 20 gennaio, S. Agnese - gennaio e S. Vincenzo - 22 gennaio.
Tant’è che è conosciuto il famoso detto:
“Sant’Atoni, San Bastian, Sant’Agnese all’induman e San Vinsens au dì current!”
Una piccola “superstizione locale” che molte volte non sbaglia!
…e sono sono le ciliegie….che maturan nel giardin…
Così recita una popolare filastrocca….
Tuttavia in qui in Valbormida le ciliegie non maturano solo nel giardino…o meglio i fiori di ciliegio non sbocciano solo al primo tepore primaverile!
Oggi secondo il calendario è il 4 dicembre, la chiesa festeggia Santa Barbara invocata contro la morte improvvisa per fuoco, perciò gli esplosivi ed i luoghi dove vengono conservati vengono spesso chiamati “santabarbara” in suo onore.
Per lo stesso motivo, in Italia è la santa protettrice dei Vigili del Fuoco, è patrona dei minatori, degli addetti alla preparazione e custodia degli esplosivi e, più in generale, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa.
Ma qui in Valbormia vogliamo essere più allegri…si avvicina Natale e almeno ci sforziamo a pensare a qualcosa di più suggestivo…

Cosa dovete fare il 4 dicembre? Semplice, scendete in giardino e tagliate un piccolo rametto dall’albero di ciliegie, mettetelo in casa in un vaso pieno d’acqua e in una zona luminosa…
Ecco nel dettaglio come agire:
• Il 4. di dicembre (giorno di Santa Barbara) tagliare i rami con cura e portarli in un locale riscaldato.
• I rami devono essere dapprima messi in un vaso con acqua tiepida.
• Il giorno seguente con un coltello molto affilato tagliare diagonalmente la base dei rametti, in modo che la superficie presenti un taglio netto lungo almeno tre centimetri. Questo taglio assicura un assorbimento di acqua ottimale.
• Si raccomanda di sostituire tutta l’acqua del vaso da una a due volte alla settimana.
Per giorno di Natale come per incanto sul quel rametto sbocceranno i primaverili fiori di ciliegio!!!
Vi sembrerà di essere tornati indietro di qualche stagione e respirerete la fresca atmosfera primaverile mista a quella natalizia.
Questi rametti sono detti “rametti di Santa Barbara” ma, di principio, tutte le specie di latifoglie i cui fiori sbocciano prima delle foglie sono adatte quali “rametti di Santa Barbara”. Accanto ai tradizionali ciliegi, si possono tagliare e fare fiorire in casa anche i meli, i peri, gli albicocchi, i prugni, i noccioli, i castagni d’India, i biancospini e le forsitzie.
Ma ricordate, l’esperimento funziona solo se tagliate il rametto il giorno di Santa Barbara, 4 dicembre!
Non resta che provare!
Sintetizzare un paese in poche righe è praticamente impossibile, storia, cultura, tradizioni, caratteristiche, costituiscono parte di un bagaglio culturale immenso.
E pensare che tutte queste conoscenze sono racchiuse in un solo nome…
Quando pensiamo a Pianza Crixia ci sovviene alla mente inevitabilmente il fungo, così quando parliamo di Cairo e pensiamo ai Del Carretto, alla sua storia Medievale, Altare e lo ricolleghiamo inevitabilmente al vetro, e così via….
Tutto con e per un nome! Allora perché non giocare proprio su questo? Questa è stata la trovata di un artista locale!
Il pittore scultore Mano, da poco trasferitosi con il suo laboratorio artistico a Bormida, ha creato una curiosa quanto mai insolita opera….
L’artista savonese da anni è reduce da numerose mostre in Italia e all’estero, ed è presente con sue
opere nel museo di arte moderna “Sissa Pagani ” di Legnano, New Art Museum di Perth (Australia) e al Museo di Arte moderna di Buenos Aires.
Si tratta di una “opera–rebus”, la scultura anagramma infatti il nome di uno dei 19 paesi della Valbormida….
Sapete dirmi quale? Infondo non è difficile, basta aguzzare la vista e impegnarsi un po’ per scomporre le parti che costituiscono il nostro rebus….
Non ci riuscite?
Allora ecco la soluzione…
Una testa di re con tanto di corona e scettro, mettetelo su una palla….
Unite le parole PALLA e RE ed ecco la soluzione:
PALLARE!
Uno dei più conosciuti e caratteristici centri della Valbormida è senza dubbio il paese di Osiglia.
Situato a 700 metri sul livello del mare, conta 470 abitanti (gli osigliesi) e ha una superficie di 29,9 chilometri quadrato; dominio dei Carretto signori della zona, di quel periodo storico restano ormai pochi ruderi.
Ma l’elemento di maggior spicco del paese, luogo di attrazione tusitico-sportiva è il lago-diga di Osiglia, si tratta di un bacino artificiale di 3 Km di lunghezza per una capienza di 13 milioni di metri cubi d’acqua e un fronte di 200 m. Il maggior lago della provincia di Savona oltre ad essere un’ area protetta di interesse provinciale.
Il lago, posto in una valle impervia di grande interesse naturalistico, circondato da boschi di faggio, conifere, castagno e rovere, è frequentata meta di turistica. Per gli sport acquatici come il canottaggio ospita gare regionali di canottaggio e interregionali di canoa, al quale si aggiungono la regata in costume con mezzi autocostruiti e il trofeo internazionale Lago di Osiglia. Per la pesca sportiva di trota e temolo vige il regolamento provinciale.
Ma queste sono tutte informazione che già in parte conoscevamo tutti, quelli che in pochissimi sanno è cosa ci sta sotto!
E già sotto!

Durante la costruzione della diga, realizzata tra il 1937 il 1939, venne sommerso un parte dell’antico paese tra le quali una chiesa, l’antica centrale elettrica del paese e un piccolo gruppo di case.
Se quasi tutti conoscono il lago, lo hanno visto o ne hanno sentito parlare almeno una volta, ma quasi nessuno sa dell’esistenza di questi antichi resti, infatti i ruderi riaffiorano solo a distanza di parecchi anni quando, per ragioni di manutenzione, il lago viene completamente vuotato.
L’acqua viene progressivamente fatta defluire e da questo momento ritornano alla luce le vecchie mura di pietra di un Osiglia lontana, quasi dimenticata ma capace di attirare ancora oggi appassionati o semplici curiosi che scendono sul fondo del lago per approfittare di un’occasione unica che capita solo a distanza di lunghi anni.
Ma mi raccomando munitevi di stivali perché il fondale è parecchio fangoso, soprattutto nei primi giorni di svuotamento della diga, quando il sole non ha ancora asciugato e indurito il fondo!
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