Non me ne vogliano gli altri comuni, ma un po’di pubblicità al mio paese è doverosa. Ho tralasciato nella descrizione dei 18 paesi che compongono la Val Bormida, per dedicare una pagina “speciale” al mio comune di origine.
Conoscete Pallare?
Bè immagino di no, per questo nelle prossime righe cercherò di farvi conoscere qualche notizia in più che ho reperito grazie alla collaborazione del mio carissimo amico e compaesano, esperto di storia locale, Stefano Mallarini (autore delle bellissime foto qui di seguito).
Il significato del nome Pallare è legato a quello medioevale di un albero, “La Pallera”, un raro tipo di Quercia;il toponimo in antico era inteso al femminile e al plurale, “le pallere” perchè fino al 1798 esistevano due distinte Comunità: Pallare Superiore, che occupava la parte alta della vallata, e Pallare inferiore, da p.za Berlingeri a Via dei Contei (che rimase fino al 1798 quartiere di Carcare).
Il comune è situato nell’Alta Val Bormida, adiacente al Bormida che da il nome alla Valle. Il suo territorio comunale fa parte della Comunità Montana Alta Val Bormida.
Dista da Savona, capoluogo di Provincia, circa 24 km. Il monte più alto è il Ronco di Maglio (1108 m.s.l.m.) che è posto al confine con i comuni di Bormida e Osiglia.
Il Comune conta oggi circa 900 abitanti che raggiungono quota 1000 durante il periodo estivo, grazie ad affezionati vacanzieri che scelgono un luogo tranquillo vicinissimo al mare e alle riviera, per trascorrere le vacanze estive. Pallare comprende anche la piccola frazione di Biestro ricca di reperti storici e artistici di grande valore e bellezza.
La prima citazione di Biestro risale ad un atto del 1111, mentre nel 1245 viene citata la chiesa di Santa Margherita. Lo sviluppo di Pallare fu direttamente collegato alla storia dell’Abbazia di Fornelli (che ancora oggi sorge lungo la strada di collegamento tra i comuni di Pallare e Bormida), fondata con annesso lazzaretto nel 1179 da Enrico il Guercio e che fino alla metà del 1500 rappresentò l’unico centro devozionale della vallata. Le terre di Pallare e Biestro erano anticamente unite in un”unica giurisdizione (feudo dei Del Carretto) e soggette al forte potere economico degli abati delle varie Abbazie, dapprima di Ferrania e poi di Fornelli; nel 1386 vennero divise: Pallare toccò ai figli del fu Aleramo, mentre Biestro rimase a far parte dei possessi del Monferrato quale “villa o quartiere” di Cosseria.
Nel 1519 Pallare passò a far parte del Marchesato di Finale Ligure e fu poi ceduto nel 1713 a Genova, mentre Biestro rimase parte del feudo di Millesimo dominio del Monferrato.
Ai primi dei ‘500 i Pallaresi si emanciparono dalla Chiesa madre di Fornelli edificando la Parrocchiale e nel 1539 scesero a Finale a far approvare gli Statuti di Pallare Superiore, che divenne così comunità autonoma.
Nella seconda metà dell’Ottocento anche da Pallare e Biestro iniziò un forte flusso migratorio verso le Americhe in cerca di fortuna.
Rimane il ricordo dell’alluvione del 1900 che si trascinò via il ponte sulfiume Viazza, ricostruito nel 1904, e anche due caseggiati (i casazzi) posti in piazza Berlingeri. Si ricordano anche altre alluvioni meno gravi nel 1933, nel 1937 e nel 1951, che hanno danneggiato più o meno gravemente il fondovalle prima di quelle più recenti del 1994 e 1999.
Al seguito dei disordini sociali interni scatenatesi nei primi anni venti, nel 1923 fu nominato un Commissario prefettizio – il cav. Modesto Cavalla – che ben relazionò sui lavori effettuati fino al 1925, quali l’arrivo delle luce elettrica, e su eventi come l’inaugurazione del viale della Rimembranza.
Il 31 Maggio 1928 cessò ufficialmente di esistere il Comune di Biestro che dal 1929 venne annesso a quello di Pallare.
Al pesante tributo di sangue versato nel primo conflitto mondiale dalle nostre piccole comunità si aggiunse quello della seconda Guerra Mondiale, con 27 caduti sui vari fronti,17 dei quali nella campagna in Russia.
Numerose testimonianze dei epoca Napoleonica le ritroviamo nelle incisioni rupestri e nelle famossissime Pietre di Napoleone vale a dire massi di enormi dimensioni ritrovati nei boschi di Biestro sulla loro origine ancora oggi si tramandano fantasiosi racconti.
Una curioso ritrovamento è la cosidetta Zampa del Diavolo detta anche Scoglio Marenco: un incisione nella roccia nei pressi della cima di Ronco di Maglio che fa pensare ad un impronta. Tracce del passaggio napoleonico in territorio pallarese sono state raccolte con sapiente pazienza e passione storica in un museo napoleonico allestito presso le scuole elementari, ma purtroppo dismesso nel 2005.
Molto del patrimonio artistico pallarese venne distrutto durante l’alluvione del 1798, come la chiesa patronale di S. Marco evangelista, in parte devastata dalla furia dell”acqua che portò via anche il cimitero adiacente. La chiesa venne ricostruita solo successivamente (1809-1816) in tardo stile barocco mutandone il nuovo orientamento.Tra le bellezze storico-artisitche che hanno resitito al tempo e alle guerra riocrdiamo la Chiesa patronale di Santa Margherita a Biestro edificata nel 1665 da Pompeo del Carretto (le coperture e gli affrechi del soffitto sono stati restaurati nel 2004 riportandoli al loro antico splendore); la Cappella Mater Misericordie oggi di proprietà della famiglia Morena Giacinto.
Molto amata dai pallaresi e non è la cappella di Nostra Signora del Prato dello Stallo edificata nel 1937, si trova immersa nel verde, lungo Rio Bò; eretta su un antico pilone votivo dove la Vergine apparve a fine ottocento a un pastore locale, presenta un pregevole bassorilievo della Vergine (1937, Diana Fontana); vicino alla cappella è presente anche un’area picnic.

Infine l’Abazzia Santa Maria (S. Lazzaro e tutti i Santi) di Fornelli.
Si trova nella vallata Pallarese ma amministrativamente risiede sotto Mallare.
Edificata nel 1179 da Enrico il Guercio e affidata ai frati agostiniani, rappresentò il primo centro devozionale dei pallaresi fino al tardo ‘500. Presenta una pregevole architettura interna a croce latina con soffitti ad arco acuti e un ciclo di affreschi quattrocenteschi ai lati degli altari. È attualmente di proprietà privata dei Marchesi Raggi de Marini di Genova e non è aperta al pubblico.
Piccola curiosità il comune di Pallare conserva ancora oggi sui muri delle case moltissime meridiane che hanno resistito al tempo alla tecnologia dei nuovissimi orologi!
barbara garulla, Luglio 27th, 2008 at 16:34:
nonostante abiti a San Giacomo di Roburent da circa una decina d’anni,Pallare e’ il mio paese d’origine e nonostante siano rare le mie visite concordo con quanti dicono che e’ bellissimo e per chi non lo conoscesse ancora dico che vale la pena visitarlo.
admin, Luglio 28th, 2008 at 17:08:
Grazie per il commento!
Già hai proprio ragione, nel nostro piccolo abbiamo un sacco di cose meravigliose che purtroppo ancora in pochi conoscono!
-Mart@-
Sara, Luglio 29th, 2008 at 18:08:
ciao,
complimenti per il blog è molto bello!Io vivo a Piana Crixia e credo che i piccoli paesi creino un legame particolare con i propri abitanti: o li adori per tutta la vita o cerchi di scappare via appena hai la posibilitàdi farlo. Io e te apparteniamo al primo caso e mi fa molto piacere che ci siano persone che, come te, non hanno paura di esporsi per fare qualcosa di utile. Diventerò un’assidua navigatrice!
admin, Luglio 30th, 2008 at 09:15:
Grazie Sara!
Continua a seguirmi spero di interessarti ancora con i nuovi argomenti che tratterò nei miei post!
A presto!
-Mart@-
Lorenzo Peluffo, Ottobre 8th, 2008 at 22:13:
Grazie Marta !!!
Da Lorenzo ( teo )
stefania, Aprile 14th, 2009 at 22:33:
Vorrei precisare che il canto della Passione di Cristo risale al primo dopoguerra e il carissimo Don Paolo in questo caso non c’entra nulla.
Un tale di nome Levo ha dato lo sprone iniziale ai ragazzini di allora, tra loro mio padre, a far si che andassero a cantare quelle strofe per raccogliere le preziose uova.
Vorrei anche precisare che mio padre ha continuato per molti anni con molti pallaresi nella diffusione di questo bellissimo canto fino ad una registrazione per una radio tedesca.
ciao
stefania
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